| lunedì 17 novembre 2008 14.49.14 | |
Obama/ Vuol stare lontano dai lobbisti, costretto a compromessi
No ai loro contributi nella fase di transizione ma...
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© APCOM
New York, 12 nov. (Apcom) - Non è facile mantenere le promesse fatte in campagna elettorale, neppure per Barack Obama, il futuro presidente degli Stati Uniti, che vorrebbe inaugurare una nuova stagione di trasparenza e stare alla larga dai poteri forti. La conferma è arrivata a una settimana dal trionfo elettorale a due mesi dalla cerimonia di giuramento: Obama, anche se ci sta provando, non può fare a meno dei lobbisti.
Aveva giurato che nella sua Casa Bianca non avrebbero messo piede. Ma in questa delicata fase di passaggio delle consegne Obama ha più che mai bisogno di aiuto, e non è facile scovare consulenti politici che non siano anche iscritti all'albo dei lobbisti, oltre quarantamila addetti ai lavori. E poi ci sono i gruppi di pressione, che fanno il possibile per condizionare la formazione della squadra di governo, tirando la giacca del futuro presidente.
La politica e il privato sono legati a doppio filo ed è una consuetudine a Washington che funzionari di governo vengano riciclati nel ruolo di lobbisti, per convincere senatori e deputati ad intervenire su questo o quel settore e guidando la loro mano nella stesura di disegni di legge; hanno del resto il diritto di farlo. I lobbisti, ex politici, ex funzionari, ex rappresentanti di categoria, fanno inoltre a gara per essere ricevuti da presidenti e ministri. Sono uno degli ingranaggi della complessa macchina politica della capitale e non scompariranno certo perché lo chiede Obama.
Ieri John Podesta, il responsabile del team di Obama fino al giuramento del 20 gennaio, ha provato a mettere qualche paletto: il periodo di transizione, che costerà circa 12 milioni di dollari, sarà finanziato per metà con denaro pubblico e per metà con fondi privati, ma i contributi dei lobbisti sono comunque off limits. Ma i lobbisti non sono del tutto fuori gioco: potranno lavorare per Obama a patto che non abbiamo svolto attività di lobby negli ultimi 12 mesi e comunque dovranno occuparsi di cause diverse da quelle che hanno perorato per i loro clienti. Chi ha fatto lobby su questioni legate alla tutela dell'ambiente, poniamo, potrà occuparsi di scuola o sanità, ma non di cambiamenti climatici.
Inevitabile che i critici di Obama cogliessero lo spunto per attaccarlo: non è ancora diventato presidente ed ecco che già comincia a tradire la fiducia degli elettori. Il partito repubblicano ha diffuso un durissimo comunicato stampa che confronta le parole di Obama e la marcia indietro. Altri, come Craig Holman, un 'lobbista' al servizio di un osservatorio contro lo strapotere delle lobby, provano a difendere il futuro presidente. "Sta facendo sforzi concreti per scacciare possibili ombre di corruzione".
Il Wall Street Journal prova a spiegare il contrario, dando rilievo alle pressioni dei gruppi di americani di origini ispaniche, una fascia di elettori che si sono schierati in massa a sostegno di Obama nelle presidenziali e che ora vorrebbero un premio. Ad esempio la nomina del 'messicano' Bill Richardson, il governatore del New Mexico, come segretario di Stato del governo Obama. Richardson sarebbe nella lista ristretta per l'incarico, ma è in concorrenza con John Kerry, il senatore democratico del Massachusetts.
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